Guadagnare online: è giusto farsi pagare un logo 5 euro?

Da quando mi sono addentrata più seriamente nel campo del graphic design, ho iniziato anche a visitare regolarmente forums con sezioni dedicate esclusivamente al telelavoro. Da una parte esso offre indubbiamente delle grosse opportunità, con la possibilità di mettersi in mostra e crearsi una folta cerchia di clienti. Questo, unito agli innumerevoli vantaggi offerti da questo tipo di attività, rende il telelavoro un’occasione dei giorni nostri dalle grandi potenzialità. Ci credereste mai che si trova anche gente disposta a farsi pagare un logo 5 euro?

Eh già, perchè purtroppo esiste anche l’altro lato della medaglia. Quasi quotidianamente mi ritrovo ad osservare creativi o presunti tali che si offrono di svolgere i più svariati lavori per 5 euro, mettendo in ridicolo non solo la loro dignità di esseri umani, ma anche quella dei professionisti del settore. La figura del graphic designer, del video maker, dell’articolista o del traduttore, viene così trasformata in un hobby, perdendo ogni valenza del termine “lavoro”.

Dietro queste attività però, c’è ben altro che un semplice hobby. Non si tratta di un ritaglio di tempo passato a giocare con le nostre capacità nel tentativo di ricreare in fretta e senza troppi sforzi, qualcosa che valga la pena di essere definito lavoro. Esiste invece la serietà nel prendere in considerazione un incarico e trasformarlo in un impegno vero e proprio, attraverso un contatto costante con il cliente e la consegna del lavoro finito in tempi umani e ragionevoli.

D’altro canto sono sempre più le persone alla ricerca di creativi che gli possano realizzare un video o un logo per 5 euro o anche meno. Si, avete capito bene. Mi è capitato, con grande sgomento da parte mia, di leggere richieste relative a video professionali per meno di 1 euro. C’è addirittura gente sufficientemente coraggiosa da richiedere una recensione ben fatta per soli 0,5 centesimi, e come potrebbe essere altrimenti visto l’elevato numero di freelancers che si vendono nella realizzazione di loghi professionali per 5 euro?

Grazie a queste due categorie di persone si è ormai dato il via ad un circolo vizioso, dove creativi e datori di lavoro divengono rispettivamente prostitute e sfruttatori. Benvenuti nell’era del telelavoro, quando la creatività diventa prostituzione.

È giusto farsi pagare un logo 5 euro?

Il mio blog tratta principalmente di grafica, ed è quindi su questo settore che ci concentreremo. Rinnovo la domanda: è giusto farsi pagare un logo 5 euro? Ovviamente no, nella maniera più insindacabile possibile. Certo, se avete bisogno di un design da quattro soldi che anche vostro cugino di sei anni è in grado di ricreare su Paint, allora indubbiamente una cifra simile può adar bene.

Un logo professionale però è tutt’altra cosa. Un logo professionale è un design accuratamente progettato nei minimi dettagli che andrà a costituire l’identità visiva di un’azienda, di un privato, di un prodotto. Occorrono diversi fattori per svilupparne uno: creatività, talento, conoscenza ed esperienza. Sono questi gli elementi che a grandi linee differenziano un grafico improvvisato da un professionista del settore, o comunque un designer talentuoso che ha già alle spalle una buona dose di studi e pratica.

Eppure il web è pieno di creativi che promettono di realizzare un logo di qualità entro 24h, o al massimo tre giorni. Immagino però sia un tantino difficile creare un qualcosa di così complesso in così poco tempo, e questo è solo uno dei tanti punti che vanno a rimarcare la differenza di cui parlavo prima. Ti va di dargli un’occhiata insieme? Bene, se sei curioso di capire perchè un logo professionale non potrà mai costare 5 euro e non potrà mai essere realizzato nell’arco di una giornata, continua a leggere l’articolo.

Come si crea un logo professionale?

Ogni logo che si rispetti deve seguire delle precise regole affinchè possa essere definito professionale e non amatoriale. Alcune possono essere saltate, altre no, e questo un buon designer lo sa. Ogni grafico opera secondo un proprio criterio, ma tutti saranno sicuramente d’accordo sui punti che sto per elencarti.

  1. La creatività non si compra
  2. Un buon brief è la base di tutto
  3. Il brainstorming
  4. Lo sketching
  5. Da cartaceo a virtuale
  6. La progettazione in bianco e nero
  7. La scalabilità dell’immagine
  8. La scelta del font
  9. La scelta dei colori

La creatività non si compra

Creativi si nasce, non si diventa. Il buon gusto per le belle forme, i colori, l’armonia delle proporzioni.. bè, sono tutte cose che o ce l’hai nel sangue, o non ce l’hai. Una delle domande che più affligge i designers o gli aspiranti tali, è questa:

“È necessario saper disegnare per diventare un grafico pubblicitario?”

La risposta è fondamentalmente no. Non è necessario essere degli abili disegnatori per poter divenire dei grafici, poichè arte e design sono due concetti ben distinti. Dunque, sebbene il dono del disegno a mano libera non guasti e offra senza dubbio una marcia in più, non è una caratteristica imprescindibile.

Quello che conta è saper sviluppare in maniera creativa e originale un concetto di fondo, facendolo nella maniera più elementare possibile. Un logo infatti dev’essere semplice affinchè diventi memorabile. La difficoltà del creativo sta tutta qui: esprimere un messaggio che sia facilmente recepibile ma al tempo stesso impattante, concreto e indimenticabile.

Un logo non si identifica in un disegno straordinariamente bello, bensì nell’anima di un’azienda o un prodotto. Dev’essere in grado di rendere visibile ciò che non lo è, deve saper raccontare una storia.

Un buon brief è la base di tutto

Se l’obbiettivo è quello di creare un logo vincente, toglietevi dalla testa l’idea di scartare il brief. Il brief non è altro che un documento contentente tutte le informazioni utili e indispensabili al creativo al fine di poter realizzare un logo di qualità. Che si tratti del profilo di un’azienda o delle caratteristiche di un prodotto, esso costituisce la base di partenza per arrivare alla fase successiva. Il cliente dovrà avere la pazienza di fornirne uno, il grafico quella di studiarselo per bene.

Potete farvi un’idea più chiara di cosa sia un brief dando un’occhiata a quelli presenti sui siti di contests grafici retribuiti, come Designcrowd.

Il brainstorming

Letteralmente “tempesta di cervelli”, è in genere la fase più lunga e tormentata di tutto il processo creativo. Dopo aver estrapolato i concetti chiave dal brief di partenza, ci si sforza di ricercare l’idea vincente.

In questa fase della progettazione non si fa altro che ragionare, riflettere continuamente sui fattori portanti dell’azienda o del prodotto. Si va in cerca d’ispirazione, e lo si fa sfruttando qualunque elemento favorevole. Una fotografia, una musica, una passeggiata in qualche luogo particolare: ogni cosa, anche la più banale, può accendere la scintilla dell’idea giusta.

Ci si immerge letteralmente in un mare di immagini, effettuando tante ricerche, mettendo da parte quelle che ci ispirano di più e che pensiamo possano tornarci utili in fase di sketching.

Lo sketching

Ok, lo ammetto francamente, detesto questo passaggio e l’ho quasi sempre saltato. Non ho mai avuto problemi nel farlo e i risultati finali non sono mancati, ma c’è da considerare il fatto che lo sketching rappresenta uno dei momenti salienti del processo creativo. Sarà perchè non mi trovo particolarmete a mio agio con una matita in mano, ma ho sempre preferito sperimentare direttamente su software.

Lo sketching è la fase in cui viene sprigionata la creatività ai massimi livelli. Si disegna, si cancella, si accartocciano foglietti e si disegna ancora. Una volta riusciti a ricreare qualcosa di convicente, si passa allo stadio successivo.

Si dice che non esista attualmente nessuna tecnologia in grado di rimpiazzare la libertà e la creatività dati da carta e penna, ma credo che una tavoletta grafica possa rappresentare un buon compromesso fra comodità ed efficienza.

Da cartaceo a virtuale

Dopo lo sketching, è il momento di passare su software. Si trasferisce la bozza del logo su PC scannerizzandolo, fotografandolo o quello che vi pare, e si inizia a lavorare su un apposito programma di grafica vettoriale.

Come vi dicevo nel primo punto della lista, saper progettare un logo non significa necessariamente saper disegnare. Piuttosto è indispensabile una buona conoscenza della grafica vettoriale, della differenza che intercorre fra quest’ultima e quella bitmap, e soprattutto il saper utilizzare un software adatto allo scopo, come Adobe Illustrator. Il logo passa quindi da cartaceo a virtuale, ma occhio ai colori..

La progettazione in bianco e nero

Un logo dovrebbe essere sempre progettato in bianco e nero, perchè se con i colori di base non è leggibile significa che non è stato svolto un buon lavoro. La scelta dei colori è un’operazione che va fatta a posteriori.

La scalabilità dell’immagine

Forse si tratta di un concetto un po’ troppo sottovalutato, ma è davvero importante che un logo si adatti alle più svariate dimensioni.

Ricordiamoci che esso nasce si su monitor, ma dovrà poi essere riprodotto su una grande varietà di supporti differenti: biglietti da visita, gadgets, manifesti, cartelloni pubblicitari e così via. Per questo prima di procedere alle fasi finali è opportuno effettuare un test di scalabilità dell’immagine, rimpicciolendo il logo per controllare che sia ancora chiaro e leggibile.

La scelta del font

La scelta del font potrà apparire come un passaggio facile e banale, ma non è così. Il tipo di carattere scelto dovrà rappresentare l’essenza dell’azienda o del prodotto, incarnarne lo spirito e raccontare la sua storia.

Voi riuscireste mai ad immaginare l’insegna di una gioielleria con un carattere senza grazie?

Si, sono cose di cui abbiamo già discusso nel primo punto. Del resto potranno esserci loghi senza pittogrammi, ma non esisteranno mai loghi senza lettering.

La scelta dei colori

Se il logo è ben visibile sia in positivo che in negativo e risulta perfettamente scalabile, si può passare alla scelta dei colori.  Così come per il font, si tratta di un passaggio da attuare con cura. I colori trasmettono sempre qualcosa, e questo qualcosa deve abbinarsi nel modo giusto a ciò che l’azienda o il prodotto vogliono esprimere.

Il blu potrà comunicare sicurezza, solidità e profondità, così come il giallo sarà in grado di trasmettere vitalità, allegria e spensieratezza.

Va tuttavia prestata la massima attenzione alle sfumature, che non devono mai essere composte da più di due colori. I patterns invece vanno assolutamente evitati. Perchè occorre non abusare di questi elementi? Perchè un logo dovrà essere fedelmente riprodotto su tanti tipi di materiali, come carta, tessuti, metalli etc. L’utilizzo di ricche sfumature o addirittura patterns lo farebbero risultare poco leggibile, e renderebbero impossibile la sua riproduzione su determinati tipi di supporti.

Conclusioni

Il tema del telelavoro e prostituzione, soprattutto nell’ambito dei creativi, mi sta particolarmente a cuore. Con la spiegazione del processo creativo che porta alla realizzazione di un logo professionale, miro a far comprendere alla gente totalmente al di fuori di questo campo quanta fatica, quanto tempo e soprattutto quanta conoscenza ed esperienza servano per arrivare a progettare un logo che sia veramente degno di portare questo nome. Io non mi reputo un’esperta, ma anni di pratica e studi, sia personali che non, mi hanno portato a comprendere il perchè non bisognerebbe mai vendersi per 5 euro.

Sfortunatamente la realtà è ben diversa, con un web popolato da figure che si spacciano per dei professionisti del settore promettendo lavori di alta qualità. Ma alla luce di quanto avete appena letto, cosa potreste mai aspettarvi da un logo pagato 5 euro e realizzato in un giorno? È pur vero che il mondo è estremamente vario, di conseguenza immagino che esistano anche tanti masochisti pronti a farsi sfruttare per pochi euro, o addirittura centesimi. Quello che mi dispiace è il fatto che tutto ciò vada ad infangare dei lavori veri e propri, facendoli apparire agli occhi degli altri come dei semplici passatempi che chiunque è in grado di svolgere.

5 euro

Con quest’articolo spero di aver fatto riflettere tante persone, aprendo loro gli occhi su un mondo che forse non conoscono poi così bene. Una professione, solo perchè è svolta da casa sfruttando prevalentemente il cervello, non significa che non lo sia.

“Se sei bravo a fare una cosa, mai farla gratis!” (cit. Joker – Il cavaliere oscuro)

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